PANAREDD: BISCOTTI PASQUALI DELLA TRADIZIONE

Il dolce della tradizione pasquale tra simboli, attesa e condivisione

Le panaredd sono biscotti tradizionali della Pasqua tipici del Sud Italia, con nomi diversi a seconda della regione. Qui a Matera vengono chiamati Panaredd, questo nome deriva dal dialetto locale “panàr”, ovvero cestino. Le forme variano: cestini, bamboline, cuori, corone intrecciate, animali. Ogni figura racconta qualcosa e spesso è pensata per chi lo riceverà.

Quando ero piccola — e per piccola intendo più di qualche decennio fa — non esisteva tutta l’abbondanza di dolci che c’è oggi. Qualcosa iniziava a esserci, è vero, ma a casa mia non era consuetudine comprare dolci confezionati. Le merende erano semplici e genuine.

Nonostante questo, i miei ricordi sono pieni di dolci fatti in casa o acquistati al forno. I biscottoni da latte presi da mia nonna al panificio di Palmina, il Pan di Spagna di zia Teresa che, per mantenerlo più umido, lo avvolgeva nella carta del pane, la ciambella e il tiramisù preparati da mia madre, che riempivano la casa di profumo e dolcezza. Sono questi i sapori dolci che mi porto dentro.

E poi c’erano i dolci delle feste. Arrivavano poco prima delle ricorrenze, portati da comari, vicine e amiche. Non erano semplici preparazioni: erano gesti! Piccoli doni che raccontavano affetto, rispetto, presenza. In un periodo che iniziava a conoscere il benessere, ma che portava ancora dentro il ricordo della scarsità, ogni cosa aveva un valore preciso e per questo veniva apprezzato e gradito.

Non si sprecava nulla. Si preparava con cura, dall’inizio alla fine. E anche il momento della consegna era accolto con grande gratitudine. La cosa più importante non era la quantità, ma il pensiero che quel dolce portava con sé. Si condivideva con tutti, anche quando c’era poco. Un pezzettino per ciascuno arrivava sempre.

Perché il punto non era dimostrare quanto si era bravi, ma ricordarsi che non si è soli. E che ciò che si condivide… diventa più buono.

A Pasqua, era tutto un fermento di preparativi, tra cose dolci e cose salate, c’era l’imbarazzo della scelta. Agnellini di marzapane, costate di ricotta, biscottoni col gileppo, ogni tipo di dolce della tradizione pasquale compariva solitamente su un vassoietto di cartone bianco, avvolto con cura e delicatezza in una carta velina bianca.

Tra questi dolci, immancabili, c’erano le panaredd: biscotti fatti con un impasto semplice, consistenti e friabili, straordinariamente ricchi di significato. Forme diverse — cestini, bamboline, corone intrecciate — tutte decorate con zuccherini colorati e con un uovo al centro, simbolo di vita e rinascita. Erano biscotti decorati, pensati per i bambini e spesso fatti con i bambini.

Quando venivano regalati, non si potevano mangiare subito. Bisognava aspettare il giorno di Pasqua o di Pasquetta.

Un’attesa che oggi sembra quasi impossibile, ma che allora insegnava qualcosa di prezioso: il valore del desiderio. Anche se, diciamolo, i più furbi riuscivano comunque a sottrarre qualche confettino colorato… senza farsi scoprire.

Cosa sono le panaredd

Le panaredd sono biscotti tradizionali della Pasqua tipici del Sud Italia, con nomi diversi a seconda della regione. Qui a Matera vengono chiamati Panaredd. Il nome “panaredd” deriva dal dialetto locale “panàr”, ovvero cestino. Le forme variano: cestini, bamboline, cuori, corone intrecciate, animali. Ogni figura racconta qualcosa e spesso è pensata per chi riceverà il dolce.

Si tratta di preparazioni semplici, nate da una cucina domestica essenziale, ma capaci di racchiudere un forte valore simbolico e culturale. L’impasto, generalmente a base di farina, uova, zucchero e grassi (olio o strutto nella versione più antica), viene modellato a mano in forme decorative e arricchito con zuccherini colorati.

L’elemento distintivo è la presenza dell’uovo intero, inserito nell’impasto prima della cottura e fissato con strisce di pasta incrociate.

L’uovo rappresenta la vita e la rinascita. Le strisce di pasta richiamano la croce. Le codette colorate rappresentano la festa e l’abbondanza.

Anche le forme raccontano qualcosa: il cestino come dono, la bambolina per i bambini, le corone come continuità.

Ancora oggi, prepararle non è solo cucinare, ma costruire un messaggio. Più che un semplice biscotto, le panaredd rappresentano un gesto, un pensiero. Non sono solo un ricordo: sono un gesto che si rinnova e si tramanda. Prepararle insieme, grandi e piccini, vuol dire collaborare, fermarsi insieme, chiacchierare e far vivere ricette, racconti di famiglia e della tradizione.

Ogni panaredd è diversa: non esiste uno stampo, ma solo la manualità e la fantasia.

Le Panaredd – ricetta tradizionale (circa 5 pezzi)

 INGREDIENTI 

Per l’impasto 

500 g farina 00 

150 g zucchero 

2 uova 

100 ml olio extravergine d’oliva 

½ bustina ammoniaca per dolci 

1 pizzico di sale 

100 ml latte 

scorza di limone 

 

Per decorare 

5–6 uova sode intere 

zuccherini colorati

 

PROCEDIMENTO 

In una ciotola mescola farina, zucchero e sale. Aggiungi le uova, l’olio e la scorza di limone. 

Unisci il latte, in cui hai fatto sciogliere completamente l’ammoniaca, poco alla volta fino a ottenere un impasto compatto e lavorabile. 

Lascia riposare l’impasto per circa 30 minuti. 

Dividi l’impasto e forma i cestini. Inserisci l’uovo al centro e bloccalo con due strisce di impasto a croce. 

Spennella la superficie e aggiungi gli zuccherini. Cuoci in forno statico a 200°C per 20 minuti o fino a doratura

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