Le zucche che non si mangiano: ricordi, oggetti e tradizioni
Dal centrotavola alle borracce, fino agli strumenti sonori: come un frutto semplice è entrato nella vita quotidiana ed è diventato cultura.
Ottobre riporta le zucche sulle tavole, nelle decorazioni e nell’immaginario dell’autunno. Accanto a quelle destinate alla cucina compaiono in questo periodo frutti da esporre come decorazione autunnale e facce intagliate per Halloween. Quest’anno, però, le zucche hanno risvegliato in me un ricordo, che era ben chiuso in un angolo della mia memoria. Un flashback! Mi sono ricordata di me bambina incuriosita da piccole zucche essiccate messe in un centrotavola insieme ad altra frutta finta.
Ricordo che c’erano, da qualche parte, in casa di una persona a me familiare, piccole zucche di diversi tipi. Io, bambina, ogni volta le prendevo e le agitavo: i semi secchi al loro interno producevano un suono simile a quello delle maracas. Mi incuriosivano e mi divertivano. Quelle zucchette erano nate come decorazione, ma nelle mie mani diventavano un gioco sonoro.
C’erano anche altre zucche dalla strana forma di bottiglia, sempre essiccate e appese al muro con una cordicella simile a una cinghia. Ero sicura che, in altri tempi, venissero usate come borracce. Queste ultime avevano una parte allungata e una base rotonda e panciuta. Quegli oggetti, che un tempo erano stati contenitori per dissetare i lavoratori nei campi, erano diventati elementi decorativi e curiosi messaggeri di una memoria da non dimenticare. Due ricordi che oggi mi suggeriscono una domanda: in che cos’altro poteva trasformarsi una zucca, quando ancora non c’era la plastica?
Una forma da conservare
Prima di rispondere, occorre una piccola distinzione botanica. “Zucca” è un nome comune applicato a piante diverse. Le zucche del genere Cucurbita e le lagenarie appartengono alla famiglia delle Cucurbitacee, ma a generi differenti. La Lagenaria siceraria, detta anche zucca bottiglia, è particolarmente legata alla storia dei recipienti vegetali.
La risposta alla precedente domanda è: esistono molte varietà di zucca adoperate per scopi ornamentali o per assolvere a diverse funzioni, come quelle utilizzate per creare contenitori o strumenti musicali.
La lagenaria viene ancora coltivata in alcune parti d’Italia soprattutto come pianta ornamentale, per la varietà delle forme dei frutti. L’utilizzo decorativo di questo tipo di zucche evidenzia come la fantasia porti a vedere possibilità ben oltre il loro uso consueto.
Nella scelta tra un frutto lasciato nell’orto e uno selezionato per essere trasformato in un oggetto utile alla vita di tutti i giorni c’è una conoscenza pratica e un gesto culturale: riconoscere in qualcosa caratteristiche peculiari e decidere di sfruttarle al meglio per apportare un beneficio visivo è una forma d’arte.
Portare l’acqua, lasciare un segno
Una borraccia fatta con una zucca racconta un rapporto diverso con la stessa materia. Una necessità, il bere, smuove l’ingegno. Il frutto non è visto semplicemente come cibo, ma offre una forma; la lavorazione lo rende adatto allo scopo: quei frutti vengono svuotati e trasformati in borracce e diventano contenitori per liquidi. Il nome deriva dal nome latino lagoena e indica un recipiente dal collo stretto e dal ventre allargato che veniva adoperato per i liquidi.
Trasportare acqua da bere durante il lavoro nei campi, nella stagione estiva, evidenzia come l’uomo cerchi di soddisfare le proprie necessità con ciò che l’ambiente offre. Anche l’uso della zucca in cucina, come contenitore o come semplice suppellettile, rivela un bisogno estetico e puramente decorativo utile a rendere l’ambiente circostante più gradevole.
Sono dettagli che ricollocano esattamente un oggetto nella giornata di chi lo utilizzava: la casa, la cucina, l’acqua da portare, il lavoro all’aperto. La sua presenza nei musei, luoghi storici che raccontano la vita di tutti i giorni, permette di riconoscere competenze spesso poco visibili, perché racchiuse in cose ordinarie. Saper scegliere e lavorare un materiale era parte della capacità di provvedere alle necessità quotidiane.
Nel Mezzogiorno, una testimonianza precisa arriva dalla Sicilia, ma testimonianze (vedi foto) indicano anche la presenza di questo tipo di lavorazione anche dalla Sardegna. La sezione “Arte dei pastori” del Museo Etnografico Giuseppe Pitrè di Palermo presenta borracce di zucca decorate mediante pirografia, cioè con segni ottenuti a caldo. Tra gli esempi illustrati figura una borraccia siciliana dell’Ottocento; la descrizione menziona motivi geometrici, vegetali e figure umane. Arte dei pastori
Il recipiente diventa così anche una superficie sulla quale esprimersi: una tela. Per contenere un liquido non serve un disegno: eppure qualcuno ha dedicato attenzione a realizzarlo, a personalizzarlo. Utilità e gusto estetico convivono nello stesso oggetto. Forse un modo originale per distinguere la propria borraccia da quella degli altri durante le ore di lavoro.
Quando la zucca suona
Il suono della zucchetta che io scuotevo nasceva dagli urti dei semi contro le pareti e fra loro. Il gesto della mano metteva in movimento ciò che era rimasto all’interno e, con il rumore, ne svelava la presenza. Sicuramente quelle zucche erano lì per uno scopo ornamentale, ma la mia curiosità aveva dato loro un nuovo utilizzo. Quel suono e l’allegria che suscitava diventavano spesso ritmo.
La zucca è entrata nella storia della musica in modi molto diversi. Nel sitar, strumento a corde della tradizione indiana, ad esempio, una zucca essiccata può formare la cassa di risonanza: non genera il suono, prodotto dalle corde pizzicate, ma lo raccoglie e lo amplifica. Nei ravi piemontesi, invece, due calotte di zucca vengono accostate alla bocca e messe in vibrazione dalla voce, modificandone il timbro. Sono soluzioni lontane per luogo, forma e tradizione, ma mostrano la stessa intuizione: trasformare un frutto svuotato in uno spazio capace di dare corpo al suono.
E così una bambina, per gioco, può scoprire un suono scuotendo un oggetto decorativo, mentre un gruppo di suonatori può trasformare un materiale vegetale in uno strumento musicale. Sono esperienze distinte, accomunate dalla capacità di riconoscere possibilità nelle cose, ma l’una non esclude l’altra.
Una lanterna e Halloween… ma questa è un’altra storia!
Le lanterne di Halloween, invece, appartengono a un’altra storia. La consuetudine di intagliare volti inquietanti nacque in Irlanda usando rape, non zucche; secondo la tradizione, queste lanterne servivano ad allontanare gli spiriti maligni. La leggenda le collega a Stingy Jack, un uomo astuto che ingannò più volte il Diavolo e ottenne che questi non reclamasse la sua anima. Dopo la morte, rifiutato sia dal Paradiso sia dall’Inferno, Jack sarebbe stato condannato a vagare nella notte con un tizzone ardente dentro una rapa scavata: da qui il nome Jack-o’-lantern. La storia di Jack offre dunque una spiegazione folklorica, non una prova dell’origine storica dell’usanza. Furono poi gli immigrati irlandesi a portare la tradizione negli Stati Uniti, dove la rapa venne sostituita dalla zucca, più grande e più facile da intagliare.
Una zucca, quindi, può essere alimento, materiale da lavorare, oggetto domestico, decorazione, strumento musicale e, infine, ricordo. A volte la curiosità per la storia di qualcosa riaffiora proprio attraverso il ricordo di un gesto semplice: quello di una bambina che prende, incuriosita, una zucchetta rinsecchita poggiata in un centrotavola e la agita.
di Lucilla Nicastro
Questo articolo è stato ideato e scritto dall’autrice con il supporto dell’intelligenza artificiale per la revisione del testo e la preparazione alla pubblicazione.
FONTI
- Lagenaria siceraria (Molina) Standl. – Sistema informativo sulla flora vascolare dei Colli Euganei
- https://it.wikipedia.org/wiki/Zucca
- https://www.vivalingue.com/la-vera-storia-di-jack-o-lantern/
- https://it.wikipedia.org/wiki/Lagenaria_siceraria
- Museo Etnografico G.Pitrè – Arte dei pastori
- https://it.wikipedia.org/wiki/Sitar
- The Origins of Halloween Traditions | Headlines & Heroes
- Ghost turnip | National Museum of Ireland
Foto principale e zucca con decorazione pirografica di Lucilla Nicastro altre foto estratte dall’archivio wordpress
Pubblicità

Le zucche che non si mangiano: ricordi, oggetti e tradizioni
Le zucche che non si mangiano: ricordi, oggetti e tradizioni

Salsiccia al forno con la zucca e cipolla
Salsiccia al forno con la zucca e cipolla Una teglia



